NATURISMO: filosofia e origini

GENESI E ATTUALITA’ DI UNA PRATICA SINONIMO DI LIBERTA’,

DIGNITA’ E AMORE PER LA VITA.

Di Marzio Forgione

Ogni qual volta mi capita di parlare in Italia del mio grande amore per il naturismo, inevitabilmente mi confronto sempre con le medesime reazioni di stupore e fastidio da parte dei miei interlocutori. Certo, alcuni ammettono che non ci sia nulla di male in questa pratica, che a “certe condizioni” magari anche loro potrebbero sperimentare la nudità. Tuttavia, in un modo o nell’altro, il radicato senso del pudore che la cultura borghese-cattolica ha instillato in loro traspare da mille sfumature dei loro discorsi ed è palese come il naturismo venga da loro considerato come un’attività “trasgressiva”, dai contorni al limite del lecito, e soprattutto giudicata innaturale, vergognosa.

Questa mentalità è, purtroppo, assolutamente tipica dell’italiano medio. Così non la pensa il resto degli europei, con in testa il popolo tedesco che del naturismo ne ha fatto una sorta di stile di vita, una normalità indiscussa e indiscutibile. Ma noi italiani, “fedeli” cattolici, siamo il popolo della vergogna, dei sensi di colpa, dell’aggressività di branco. Ci turbiamo del corpo e avvertiamo sensi di colpa se ne godiamo liberamente e appieno, tranne poi sfogare le repressioni dell’educazione catto-bigotta e conformista della famiglia tradizionalista in azioni di violenza fisica e psicologica di gruppo, nei confronti di singoli soggetti, spesso indifesi o diversi.

È per questo che il naturismo, essendo sostanzialmente l’antitesi di tutto questo, trova poca accetazione nella nostra insana società e, purtroppo, difficilmente otterrà mai il successo che raccoglie in altre nazioni.

Ma cos’è il naturismo e come è nato? Di fatto, non è facile stabilire quando effettivamente esso si sia sviluppato, perché la nudità veniva già ampiamente praticata nelle culture antiche, per esempio in quella Greca, Romana, come anche in quella Giapponese e Hawaiiana. A questo proposito è interessante osservare come la parola greca Gymnasiun, Ginnasio, trovi la sua radice nel termine Gymnos, ovvero nudo. Nell’antica Grecia i Gymnasiun erano infatti luoghi dove i giovani si allenavano per le gare atletiche e si esercitavano completamente nudi nei giochi ginnici. Con il passare del tempo, queste accademie divennero anche luoghi per il ritrovo e l’educazione.

In esse si potevano tenere conferenze, lezioni, banchetti e anche rappresentazioni teatrali.

Fu circa nel IV secolo dell’era volgare che si diffuse poi l’eresia cristiana degli “Adamiti”, i quali invocavano il ritorno all’originaria innocenza di Adamo che, fino a quando non conobbe il peccato, viveva completamente nudo. Gli Adamiti affermavano (e con ragione, stando alle loro Sacre Scritture) che il corpo era un’opera di Dio e in quanto tale la nudità non poteva essere peccaminosa.

In tempi più recenti (verso la seconda metà del XIX sec.) il naturismo si affaccia negli scritti e nelle parole dell’anarchico Jacques Élisée Reclus, grande amico di Charles Darwin e importante figura per la massoneria belga, il quale proponeva una modalità di rivitalizzazione corporea del tutto nuova e un approccio al fisico differente da quello ipocrita stigmatizzato dai tabù di quell’epoca. L’anarchico francese proponeva una concezione del corpo, della sessualità e del rapporto con la società, in misura maggiormente conviviale, più naturale e quindi più rispettoso dell’ambiente.

Per Reclus la nudità era vista come una modalità di sviluppo della socializzazione tra gli individui, e in essa egli ne rilevava i vantaggi fisici, psicologici e anche igienici. Egli, da buon geografo qual era, inserì le proprie considerazioni nell’ambito dello sviluppo storico e culturale, entrambi indissolubilmente legati agli aspetti geografici, territoriali. Le sue teorie saranno poi ampiamente sviluppate e attualizzate agli inizi del 1900 nella comunità artistico-filosofico-esoterica di Monte Verità, nel Canton Ticino, Svizzera.

Uno dei primi documenti favorevoli alla nudità, una sorta di primo manifesto naturista, compare nel 1893 e.v. a firma del sociologo Heinrich Pudor (il cognome forse non gli rende merito, sic!) che pubblicò il saggio “Cultura del nudo”.

In esso egli sosteneva che il mancato rapporto diretto con il proprio corpo, a causa dei tabù moralistici, comportava effetti deleteri sul piano fisico e psicologico. In questo scritto il Pudor si spinse anche a criticare aspramente le donne che utilizzavano i corsetti tanto in voga all’epoca, poiché, a suo avviso, e a ragione, avevano effetti deleteri sul fisico delle stesse.

Ed è sempre verso la fine del XIX secolo che una corrente di pensiero prossima al naturismo fa capolino in Germania, durante il regno del Kaiser Guglielmo II. In quest’epoca sesso e nudità erano ancora un tabù in quel paese, sebbene in realtà la nudità fosse tollerata all’interno delle saune (diffusissime dal nord Germania sino alla Svezia). Ciononostante comincia, sebbene in ambienti molto “esclusivi”, a sentirsi l’esigenza di una vita meno alienante di quella che si stava prospettando con l’avvento dell’industrializzazione forzata. Possiamo affermare quindi che il naturismo sia nato in Germania proprio come specifica risposta filosofica e pratica a quell’invadente omologazione che la civiltà industriale stava imponendo.

Qualche anno dopo, il 1 Novembre del 1904 e.v., viene fondato il movimento studentesco giovanile tedesco dei Wandervogel (Uccello Vagabondo), il quale cominciò a propagandare il ritorno alla natura e alla nudità. Questi studenti presero l’abitudine di compiere lunghe escursioni naturali che spesso terminavano con un bagno rinfrescante (naturalmente completamente nudi) al lago o in un fiume. La loro filosofia era ben più che semplice nudità: questi giovani uomini e donne cercavano di fuggire dall’inferno delle città, dal suo inquinamento e dai suoi eccessi, sognando di vivere in maniera più sana e con una maggiore consapevolezza la propria fisicità, la quale si esprimeva attraverso lo sport e la danza in libertà. In particolare, poi, erano convinti della necessità di un ritorno ai miti e riti pagani precristiani, si dichiaravano antimodernisti e antiborghesi, e si ispiravano in larga misura al romanticismo.

Fu in quest’ambito che gli spazi dedicati alle pratiche nudiste presero a svilupparsi considerevolmente in Germania. In questi centri i naturalisti dormivano in semplici tende o capanne, le regole da rispettare erano le seguenti: scelta alimentare naturale, esercizi fisici, rifiuto del tabacco e dell’alcool, separazione della nudità dalla sessualità (che doveva rimanere un fatto privato) con la conseguenza che uomini e donne dovevano vivere in spazi separati nella vita comune.

È in questo clima di specifica effervescenza culturale che nel 1918 e.v. si sente parlare per la prima volta in terra tedesca di Frei-Körper-Kultur (“Cultura del corpo libero”) ed è sempre in Germania che negli anni 20 si diffonde la Nacktkultur ossia la cultura della nudità.

Ma il Nazismo non vide di buon occhio il neonato movimento, che intanto aveva preso il nome di FKK (“Freikörperkultur”), e di conseguenza, nel 1933 e.v., lo dichiarò fuori legge a tutti gli effetti.

Nel frattempo, negli Stati Uniti, il tedesco Kurt Barthel, che aveva esportato da suo paese questa novella filosofia di vita, riuscì, nell’autunno del 1929 e.v., ad organizzare nei dintorni di New York il primo evento nudista americano, dando vita contemporaneamente all’American League for Physical Culture (Associazione americana per la cultura fisica).

Il movimento naturista, malgrado i totalitarismi nazionalistici e le invettive e obiezioni borghesi, prese comunque a diffondersi in Europa, a partire proprio dai paesi germanici (Austria, Svizzera, Paesi scandinavi, Paesi Bassi), quindi in Francia (nel 1920 e.v. nasce il primo club nudista e nel 1930 e.v. il primo villaggio turistico per naturisti), infine nel Nord America (a partire dagli anni 50).

Con la conclusione del secondo conflitto mondiale, i movimenti naturistici risorsero rapidamente e divennero molto popolari sia in Francia che in Inghilterra. Dopo la rivoluzione culturale degli anni 60, il naturismo ha visto un vasto sviluppo nella maggior parte dei paesi democratici nel mondo e oggi sono oltre 30 i paesi ad avere una federazione nazionale affiliata alla International Naturist Federation (INF/FNI).

Ed è proprio negli gli anni sessanta e settanta che in Europa e negli Stati Uniti che questa espressione culturale ha particolare diffusione tra le giovani generazioni, legandosi spesso alle istanze di libertà di espressione e di vitalità corporea proprie del movimento Hippy. In quegli anni (inizio 1960 e.v.) il naturismo, esportato dai tedeschi, si diffonde nella ex Jugoslavia di Tito. In Istria nascono due grandi villaggi, il Koversada, nel 1961 e.v., e il Valalta nel 1968 e.v.. Attualmente, lungo le coste dell’Istria e della Dalmazia, territori dell’odierna Repubblica di Croazia, sorgono numerosi campeggi e spiagge naturiste, un vero paradiso per i moderni cultori di questa pratica.

Anche in Italia, allora come oggi fanalino di coda dell’accoglimento della Cultura del Corpo Libero, vi fu qualche piccola avanguardia di praticanti naturisti. Infatti, secondo le testimonianze di Bruno Zuculin (console italiano in Brasile nella prima metà del Novecento), negli anni cinquanta sull’Isola di Ponza e sulle spiagge di Focene, in provincia di Roma si erano formate delle piccole comunità dedite alla “Freikörperkultur”. Si trattava di un fenomeno decisamente nascosto e  sempre condannato, di pochi iniziati, per lo più iscritti alle associazioni estere o alla Federazione Naturista Internazionale. Fu soltanto nel 1964 e.v. che nacque l’Unione naturisti italiani (U.N.I.) e nel 1966  e.v. l’Associazione Naturista Italiana (A.N.ITA.), a cui si aggiunse nel 1972 e.v. la Federazione Naturista Italiana (FENAIT).

Oggi il naturismo è praticato da circa 20 milioni di persone in Europa e 40 milioni negli Stati Uniti. Sono 32 gli Stati che hanno una Federazione Nazionale, compresi Paesi tradizionalmente conservatori come il Sud Africa, Taiwan e India.

In Italia, paese nel quale purtroppo non esiste ancora una legge che regolamenti il nudismo, i naturisti sono circa 500.000, un numero decisamente esiguo se rapportato alle altre nazioni europee. E pensare che in Europa questa pratica produce un fatturato stimato in 700 milioni di euro, con circa 600 strutture. Se solo ci si liberasse una volta per tutte del bigottismo catto-borghese che opprime la nostra Italia forse potremmo recuperare una bella fetta di turismo naturista che oggi si orienta altrove, con un interessante incremento di fatturato in questo settore portante della nostra economia e la creazione conseguente di nuovi posti di lavoro.