DI LORENZO SPELTONI
 .”Non sono niente.

Non sarò mai niente.

Non posso volere d’essere niente.

A parte questo,

ho in me tutti i sogni del mondo.”

Fernando Pessoa
Tra tutte le capacità degli uomini che sembrano lentamente svanire – costanza; lealtà; coerenza;ottimismo propositivo – ve n’è una che potrebbe racchiudere tutte le altre: la fantasia.  Si potrebbe pensare che queste considerazioni siano pessimiste; esagerate o persino allarmiste.  Certo, non si desidera negare che esistano molte persone dotate di ingegno creativo e voglia di rinnovamento; uomini e donne che possiedono il raro dono di saper plasmare e dar vita al grande diamante dalle mille facce che è l’immaginazione.  

È tuttavia lecito – davanti all’evidente avanzare di una singolare aridità emotiva e cognitiva – domandarsi se qualcosa non stia davvero cambiando e se non sia nostro dovere comprenderlo fino in fondo.  La costante conversione dei processi mondani in atti automatici e prescritti , grazie all’instaurarsi di un rapporto crescente tra noi e la tecnologia, che mi piace definire ” cyber -pigrizia” , e la nostra abitudinaria passione per l’intrattenimento preconfezionato , scontato e squisitamente ignorante, ci hanno portati a cedere all’illusione di non aver più bisogno dell’impulso creativo, in virtù del fatto che vi è sempre qualcuno o qualcosa che crea per noi. 

Della ridicola quantità di tempo libero che ci è rimasta a disposizione ne impieghiamo la maggior parte dilettandoci con intrattenimenti sterili, vuoti , disgustosamente ispirati agli aspetti più infimi della vita ordinaria. Nell’arena delle miserie i “casi umani” più disparati danno spettacolo mettendosi in mostra per il sollazzo di milioni di persone, che piuttosto che prendersi qualche istante per osservare la propria di vita preferiscono burlarsi di quella degli altri. Siamo circondati da modelli privi di sostanza, che sembrano voler dipingere un mondo in cui fuggire verso una dimensione superiore e più vasta dell’esistenza sembra non solo impossibile , ma inutile. E allora viene da chiedersi se il flusso incessante del trash; la demenziale imitazione di una vita “alternativa” (ma secondo un senso alternativo rigorosamente modaiolo) non sia, infondo, che una delle molte droghe con cui avvelenare la disperazione; anestetizzare il vuoto angoscioso.

Troppa fatica si cela dietro il percorso che porta alla vera conoscenza di sè stessi; troppo grande sarebbe la perdita di quel faro nella nebbia che è la calda culla dell’abitudine, precisa , adatta , ineguagliabile nella sua destrezza a coccolare le menti degli uomini e a trascinarli in quel sonno profondo che è la vita dell’uomo moderno. Incastrati dal perenne dovere verso una finalità utile, considerando ogni azione per il suo risultato anziché per il puro piacere della stessa, come chiedere che non vada perso il senso estatico della bellezza?  

E da quando l’intero senso della nostra vita è diventato simile ad un’anfora da cui pescare acriticamente un’etichetta su cui vi è scritto cosa fare? Da quando abbiamo deciso di correre verso il capolinea fra la lista della spesa; il corso di violino dei figli; le carte dell’ufficio; le preoccupazioni per la pensione ed il “glam” del “socialmente accettabile “?

Quando – parafrasando i Pink Floyd- abbiamo smesso di chiederci cosa ci sia al di là del “muro”? Forse quando si è persa la capacità di crearsi dei miti personali; di riservarsi la possibilità di fondare , in un angolo della propria mente , un rifugio sicuro, una baita sul ciglio della montagna dei pensieri in cui creare i propri sogni , le proprie fantasiose aspettative , il proprio personalissimo senso dell’esistenza, posto più in alto della comune accettazione di come la vita dovrebbe essere vissuta secondo l’idea della maggioranza. Forse, insomma, quando abbiamo confuso il semplice fantasticare – attività che, se non esagerata, aiuta ad alleviare lo stress -con il lavorio geniale della Fantasia; quando ci è parso drammaticamente inutile farci fabbriche di nuove idee per comporre uno spartito diverso dal solito, scritto di nostra mano. Quando abbiamo smesso di provare – e di insegnare a cercare – la semplice meraviglia dell’essere vivi.


Profetica davvero fu, allora, l’immagine del ” Nulla ” descritta da Michael Ende ne “La Storia Infinita “.   Quel “Nulla” che scorre saettante distruggendo il regno dell’immaginazione umana è una delle più potenti e schiette immagini che siano mai state ideate per descrivere il male del nostro tempo: il vuoto assoluto, privo della possibilità di Creazione , che inghiotte il senso più vero , intimo e nascosto della Creatività.  Una citazione tratta dalla trasposizione cinematografica credo possa riassumere l’intero concetto . A pronunciarla è ” Gmork ” , la creatura al servizio del Nulla: < Il nulla è il vuoto che ci circonda , è la disperazione che circonda il Mondo, e io ho fatto in modo di aiutarlo, perchè è più facile dominare chi non crede in niente. > 

Chi non crede in niente è davvero facile da dominare, e ovviamente , in questo caso , il termine ” credere” non va inteso in chiave religiosa ; il credere di cui si parla riguarda i Sogni degli uomini , la loro visione magnifica della vita che può essere vissuta come una stupefacente avventura , ogni giorno con il cuore gonfio di una meraviglia sopraffina , con la ragione e l’emozione come pesi contrapposti sull’asta che noi usiamo ,come equilibristi , per passeggiare sul filo teso della sorte , sospesi sul baratro delle possibilità , delle gioie eterne e dei dolori passeggeri.  Folte schiere di apatici personaggi sgambettano impulsivamente tra una distrazione e l’altra , disposti ad attaccarsi al capezzolo di qualsiasi distributore di intrattenimento . 

 La cura a questo appassimento dell’anima di cui siamo affetti, ed il più coraggioso atto rivoluzionario che possiamo commettere consiste, allora, nel ritornare a sognare, liberamente, come fanciulli; nel concederci il lusso di credere di POTER essere gli Eroi che cavalcano verso l’avventura e il mistero. Puerili immagini che, per la loro schietta semplicità, risultano talmente destabilizzanti e potenzialmente soverchianti da scatenare quell’ilarità e quel disprezzo che sono la miglior difesa alle dipendenze del nostro IO. 


Citando un altro celebre libro – da cui l’ancor più celebre film “Fight Club” : < The things you own end up owning you > , che tradotto significa ” le cose che possiedi alla fine ti possiedono “. Ecco perchè ritengo che sognare sia così importante: ci eradica dal ciarpame della banalità , elevandoci , facendoci ambire ad obbiettivi più alti, mostrandoci che racchiuso dentro di noi vi è un potere incommensurabile. Noi possiamo fare tutto. Cresciamo trascinati e scaraventati da una parte all’altra , perchè la nave della nostra mente naviga nella tempesta delle impressioni, dei punti di vista inattaccabili e delle opinioni indiscutibili, come se il mondo fosse davvero la descrizione che noi diamo di esso. Siamo incatenati alle nostre parole, abbiamo creato delle categorie e ci siamo convinti che non si possa scappare o prescindere da esse. 

L’ etnobotanico Terence Meckenna trovò una definizione molto efficace e certamente in grado di riassumere brillantemente il senso di questo delirio contemporaneo votato al nulla: < La società è un’allucinazione di massa > .Un altro personaggio straordinario parla di questa peculiare condizione di auto-restrizione che gli umani si infliggono, ed è l’antropologo peruviano Carlos Castaneda: egli parla di questa abitudine al ripetersi delle nostre idee e , di conseguenza , dei nostri atteggiamenti , come il perpetuarsi del “dialogo interiore”. 

La descrizione della sua esperienza, pur se calata in un contesto così lontano (il mondo dello sciamanesimo mesoamericano) riesce ad esprimersi attraverso immagini che descrivono in modo sorprendentemente dettagliato i problemi dell’Europa contemporanea. 

< Parliamo incessantemente a noi stessi del nostro mondo ed è proprio grazie a questo nostro dialogo interiore che lo preserviamo, e ogniqualvolta smettiamo di parlarci di noi e del nostro mondo , il mondo rimane sempre come dovrebbe essere. Con questo nostro dialogo lo rinnoviamo , gli infondiamo vita, lo puntelliamo. Non solo; è mentre parliamo a noi stessi che scegliamo le nostre strade. Ripetiamo quindi le stesse scelte fino al giorno della nostra morte, perchè fino a quel giorno continuiamo a ripeterci le stesse cose. Un guerriero è consapevole di questo atteggiamento e si sforza di fermare il suo dialogo interiore.

Noi abbiamo dunque il reale, concreto potere di esercitare una scelta : vivere secondo i dettami delle nostre abitudini, lasciarci trascinare dal loro canto di sirena e rimanere ancorati alla strada che stiamo percorrendo attualmente , incapaci di prendere atto del nostro monumentale fallimento e dirigerci a passo sicuro verso un futuro più nero e catastrofico di quanto più si possa immaginare, oppure ridestarci da questo infame torpore e provare a ritrovare il gusto magico del vivere , circondati da un alone di inspiegabile , irrazionale ma poderosamente sincero sentimento di Vittoria sugli enigmi del Mondo , carichi come stupendi fiori di primavera del polline dell’entusiasmo e della creatività, felici di essere vivi , euforici del fatto di poterlo gridare all’Universo intero. 

Ogni manifestazione che si concretizza attraverso le nostre azione ha la propria radice nei nostri pensieri, e io sono pienamente convinto che possiamo ridimensionarci per poi riespanderci in una visione di noi stessi nuova , fresca e con prospettive illimitate.  Io sostengo a gran voce che l’Uomo ha diritto di poter credere di cristallizzare questa utopia, di renderla qualcosa di tangibile e concreto , e non lasciare che resti una semplice illusione chiusa a dissiparsi nello scrigno delle possibilità.  Vorrei concludere quest’ampia riflessione, raccontando un sogno che frequentemente mi visita nelle notti: una stanza da letto; molto bella, elegante. Al centro della parete più lunga c’è un letto a baldacchino con coperte scarlatte e lussuose decorazioni color oro; alla sinistra dello stesso, la luce del sole si riversa generosa da una finestra affacciata su un piccolo balcone. Una pace interiore mi pervade, pregna di quell’intensità difficilmente traducibile con gli strumenti di chi è desto, ma precisamente evocabile nei recessi delle emozioni più profonde. Il calore dei raggi, sul mio corpo, si fa caldo abbraccio, intenso e morbido, così piacevole da superare per intensità e armonia quello della stessa luce del Sole. Qualsiasi sia l’esistenza fuori da quella finestra non è in nulla paragonabile alla mia, in quell’istante eterno, poiché ogni cosa sembra respirare in una “perfetta calma di movimento” . Avverto nettamente quella che oserei definire una ” brezza energetica” e in me si fa strada la ferma certezza che in quell’immagine si celi un senso dell’Esser mio così profondo, così vasto da sfidare il senso stesso di Infinito.

E dunque, in nome di un sogno, di un intuizione, di una fugace sensazione, l’Uomo deve darsi la possibilità di…darsi una possibilità. Per ritrovare quel sogno anche durante la veglia , compiendo quella che in Thelema è chiamata “La grande Opera”, la conoscenza della nostra Vera Volontà, come Guerrieri al servizio della Vita.