Fin dai tempi più antichi l’Uomo si è interrogato sul significato del sogno e lo ha vissuto come un fenomeno importante tanto quanto la realtà quotidiana. Se, come si crede, alcune di queste immagini fossero di origine onirica, le grotte di Lascaux, in Aquitania, rappresenterebbero una testimonianza di  attività onirica risalente – addirittura – al paleolitico superiore.

La prima testimonianza scritta del mondo dei sogni proviene, invece,  dal vicino oriente antico e, per la precisione,  dalla biblioteca del Re Assurbanipal in Ninive, dove l’archeologo George Smith ritrovò e tradusse, per primo, l’epopea del Gilgamesh su una serie di tavole di argilla incise con caratteri cuneiformi  risalenti al 2600 a.C.

gilgamesh.jpgCelebre è il racconto del sogno in cui Gilgames incontra il semidio suo gemello Eabani; interessante notare come la descrizione dell’attività onirica venga qui associata ad una testimonianza oniromantica.  Il passo ricorda  il rito della Incubazione,  consistente nell’addormentarsi in un templum – un luogo sacro – per provocare un sogno di alto valore simbolico.

Nella cultura greca, il sogno sacro veniva provocato addirittura seppellendo in una buca colui che veniva sottoposto alla cerimonia. Le divinità legate alla sfera onirica erano tre: Asclepio – dio della medicina, mago e negromante,  padre di Igea (la dea della Salute) e di Panacea (la Dea della Guarigione); Apollo e naturalmente  Morfeo, figlio di Ipno  – la rappresentazione del sonno; Ipno era il fratello gemello di Tanato, personificazione della morte, e figlio di Erebo,  dio dell’oscurità e degli inferi. Attraverso queste complesse attribuzioni si rende piuttosto chiara la valenza ambigua che il mondo della notte e del sonno aveva nella cultura greca: momento di benefica  guarigione;  regno dell’ oscurità ingannevole e troppo simile alla morte. Il sogno è, per i Greci, una situazione liminale; un momento numinoso di collegamento fra la sfera divina e quella infera. Il sogno è, insomma, un fenomeno appartenente al mondo del divino, dell’oltre-uomo e, come tale, dev’essere considerato attraverso rituali e tecniche di interpretazione ad opera di ministri del culto.

Il primo approccio ai sogni di natura organicistica, con ampio spazio lasciato alla descrizione della anatomia umana ed al momento onirico inteso come atto cognitivo, si deve al filosofo Artemidoro di Efeso, autore, nel II secolo d.C., dell’Oneirocritica.    Sacrale e profetica è invece l’atmosfera che circonda l’attività onirica nella Bibbia: celeberrimo è l’episodio di Giuseppe che interpreta il sogno del Faraone come un segno inviato direttamente da Dio.

Ma cos’è veramente il sogno? Il sogno è un fenomeno psichico. Cioè un evento che riguarda la psiche. Il termine “psiche” si trova per la prima volta in Omero associato all’anemos – il soffio vitale; quest’idea sfumata della psiche come anima si protrae nella storia finché all’anima non viene associata addirittura la sfera dell’etica: già in Omero, i morti non possono essere toccati poiché la loro coscienza è di natura non materiale, ma è solo con il Cristianesimo e il valore dell’Io nell’esperienza numinosa individuale, che il concetto di anima si trasforma nell’unico elemento che ha valore per l’Uomo in quanto l’unico dotato della qualità dell’infinitezza – al pari di Dio.

Cartesio tenterà di riformula quest’idea introducendo il concetto di “res cogitans”: la scienza moderna si sviluppa solo nel XVI secolo: anche se le radici della rivoluzione scientifica si trovano nella cultura umanistica, l’inizio di questo momento viene associato alla pubblicazione del testo “Le rivoluzioni degli astri celesti” nel 1543 da parte di Niccolò Copernico. Da questo fondamentale fenomeno storico derivano importanti conseguenze per la rappresentazione del mondo tipica della cultura europea: nascono l’empirismo; il razionalismo e rinasce – rinnovato –  il materialismo che introduce l’idea della costante trasformazione dell’essere. Il panorama dell’Europa, con la rivoluzione scientifica, tende così ad essere dominato da una visione essenzialmente meccanicista più che organistica. Ne consegue che, da questo momento storico in poi, l’attenzione sui sogni venga a scemare: considerati semplicemente bizzarrie della mente, i sogni non sono di nessun interesse cognitivo in quanto più che evidentemente guidati da processi  di tipo  non logico.

E’ dunque necessario aspettare fino alla fine del XIX secolo perché la scienza ed i sogni facciano la pace attraverso l’opera di Freud. Prima della definizione della psicoanalisi, la psichiatria interpretava ogni problema psicologico esclusivamente come radicato in lesioni fisiche o alterazioni del sistema nervoso. Con Freud si comincia a pensare che i fenomeni della mente abbiano radice nel sistema educativo: accanto ad una cura farmacologica o chirurgica può perciò esistere una sorta di “rieducazione” dell’atteggiamento mentale;  una rieducazione funzionale del sistema; una “cura con le parole”.  Su questa scorta vede la luce, nel 1899,  Die Traumdeutung – l’ interpretazione dei sogni.  In quest’opera si torna ad ipotizzare, pur se con occhio scientifico, che i sogni siano depositari di una serie di verità costitutive del soggetto e che quindi essi rappresentino la via di accesso a una parte dell’Uomo sconoscita all’Uomo stesso – l’inconscio.

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Naturalmente, il concetto di inconscio non è nuovo all’Europa: già il filosofo Eraclito diceva che “la natura ama nascondersi”; Plotino riteneva che nell’Uomo sussistessero due gradi di consapevolezza; le tradizioni legate alle scuole iniziatiche  hanno sempre portato avanti l’idea che esistesse una sede “profonda” della conoscenza  e che questa fosse esplorabile in modo essenzialmente  simbolico.

Con il diffondersi dell’Idealismo, l’Essere si sovrappone al pensiero: la realtà fenomenica diviene  il riflesso delle attività interiori. Questa posizione assomiglia molto a quella mantenuta da molte scuole di pensiero iniziatico, quale quella fondata da  Aleister Crowley.

Verso la fine del XIX secolo e l’inizio del Novecento si sviluppano anche importanti studi neurologici sul sogno, e nuovamente ciò che viene messo in discussione è il valore del sogno come attività conoscitiva: lo psichiatra statunitense Allan Hobson ritiene che i sogni siano impulsi generati casualmente dal tronco encefalico al quale la corteccia cerebrale cerca di dare un senso logico, creando così delle pseudo-narrazioni. Elemento certamente condiviso nel pur frammentato panorama scientifico è quello che riguarda la fase “Rapid Eye Movement” di “sonno paradossale”, durante la quale si assiste a un brusco cambiamento nel tracciato elettroencefalografico paragonabile a quella di veglia.  Jouvet ritiene che la funzione del sonno paradosso sia utile al cervello per continuare ad “imparare ad apprendere” ordinando e rielaborando le esperienze e le informazioni ricevute durante lo stato di veglia.  La capacità di sognare, del resto, non pare essere innata bensì rappresentare una tappa cognitiva che si sviluppa gradualmente nei primi 8 o 9 anni di vita.

Secondo Freud – invece – il sogno è un insieme di immagini e sensazioni provenienti “pensieri profondi”: sognare di notte quello che non possiamo fare di giorno, ci aiuta ad avere relazioni sociali e affettive mature. Il sogno, via fondamentale per accedere ai contenuti inconsci, si divide  in manifesto e latente attraverso meccanismi quali la condensazione (un singolo elemento manifesto del sogno può condensare in sè una serie di altri elementi latenti); lo spostamento e la simbolizzazione. Il sogno nascerebbe dunque da residui psichici diurni e da desideri molto intensi censurati dal “Super Io”.

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Alla teoria freudiana si contrappone quella di Carl Gustav Jung, secondo il quale i sogni sono considerati una diretta espressione dello stato della psiche. Il contenuto manifesto del sogno non ne nasconde uno latente e i sogni possono rappresentare anche tematiche dell’inconscio collettivo;  archetipi ereditati come risultato della storia dell’umanità sin dalle origini. Con Iung, il sogno viene concepito come un’autorappresenta per simboli.  Questa idea si affaccia nelle scuole della tradizione iniziatica con il concetto di “Memorie dell’Akasha”: un serbatoio che contiene i temi strutturali essenziali del processo immaginativo e rappresentativo. 

Hillman recupera  invece l’associazione notte-morte-sonno-sogno tipica della classicità e poi del romanticismo: così, proprio una ritrovata sfera del mito può essere la più utile per comprendere il valore della dimensione onirica nella quale è necessario “tuffarsi” per viverla come stato della coscienza.  Vivere i sogni come stato di coscienza è, in qualche modo, l’idea che sottende alla filosofia presentata nella sua grande saga dallo scrittore peruviano Carlos Castaneda. Castaneda nasce nel 1925; attraverso i suoi romanzi, egli racconta un mondo caratterizzato dal perdurare di un insieme di credenze a suo dire di origine sciamanica precolombiana e poi rimaste vive nell’ambito dell’aspetto più esoterico-iniziatico della religione epicoria. Si tratta di un patrimonio di idee e valori destinato a sfumare per diverse ragioni, non ultima l’avanzare di un’epoca troppo  in contrasto a questo peculiare sistema di rappresentazione del mondo: forse questo elemento rappresenta, simbolicamente, la rinuncia da parte di Castaneda all’eredità iniziatica del suo maestro Don Juan Matus e la decisione di immortalare per sempre alcuni elementi di quella tradizione nei numerosi libri che gli valsero una fama internazionale goduta da pochissimi scrittore del Novecento

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Sintetizzare il pensiero di Castaneda non è facile poiché esso si caratterizza per una  dichiarata difficoltà di linguaggio. L’idea che sottende alla rappresentazione del mondo che emerge dai suoi romanzi trasporta il lettore in un universo “alla rovescia” in cui è la dimensione onirica ad acquistare le qualità della realtà concreta; il mondo fatto di “oggetti” è, invece, l’illusione condivisa inconsapevolmente dalla società umana per ragioni di sopravvivenza. E’ questo il Tonal,  emanazione solo apparentemente reale del “nagual”, una specie di forza che ha la capacità di donare la qualità dell’ esistenza.   La misteriosa “fonte” di questo nagual è un’ indefinita massa di coscienza detta Aquila, la quale crea il “Tutto Percepibile”  al fine di un’auto-sussistenza.

desert2-300x225.jpgLo stregone non si affanna, dunque, a congetturare su cosa sia davvero l’Aquila poiché questa immane forza appartiene all’ Ignoto; decide, invece, di impiegare tutte le sue forze per esplorare il mondo sconosciuto ma conoscibile. L’espansione qualitativa della coscienza  diviene dunque, in Castaneda, un’ espansione anche quantitativa poiché il mondo da  Vedere si rende incredibilmente complesso e “tanto”. Per compiere questa esplorazione è ovviamente necessario rinunciare ad una rappresentazione razionale intesa come unico punto fermo della propria auto-rappresentazione: si deve applicare una follia “controllata”; il mago, l’Iniziato, lo stregone è colui che diviene  consapevole delle maschere che costituiscono la personalità ed anziché rinunciarvi le va ad inglobare tutte in se stesso utilizzandole a proprio piacimento secondo finalità congeniali all’esplorazione del  mondo.  Per arrivare a questo l’Iniziato sfrutta tre capacità; la prima è detta Agguato e consiste nel saper cogliere quelle che Jung avrebbe chiamato le “sincronicità”  e, quindi, anche quegli elementi di se stessi che ostacolano il processo verso l’armonia  legata alla Prima Attenzione (ovvero allo stato ordinario di coscienza; alla descrizione del mondo di natura razionale;  alla percezione lineare del tempo ed alla causalità).  La seconda tecnica è detta dell’ Intento:   corrisponde a ciò che Aleister Crowley chiama  Volontà e consiste nell’armonizzare le  istanze interiori con la realtà esteriore  – questa è la sfera detta della Terza Attenzione, che corrisponde al concetto orientale di Illuminazione.

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L’Arte di Sognare , legata alla Seconda Attenzione (che è una descrizione del mondo di natura simbolica ed associativa) è invece  la capacità di pervenire ad una lettura del mondo di natura diversa rispetto a quella causale, attraverso il costante esercizio del “vivere simbolicamente”: questo è l’Essere nel Potere che conduce all’esperienza di come gli Archetipi prendano vita nella realtà quotidiana.  La Seconda Attenzione viene sviluppata attraverso un lungo addestramento all’Attenzione nel Sogno, cioè all’ interazione fra le immagini che emergono in stato onirico e le immagini elaborate dal nostro cervello in condizione di veglia.  Ecco dunque come  il sogno riacquista, in Castaneda, una dimensione cognitiva di primaria importanza:  è chiave di decifrazione della realtà concreta e, al tempo stesso, si riveste di un aspetto luminoso. Si tratta, però, di  una numinosità del tutto laica: la visione trasmessa da Don Juan non contempla una dimensione salvifica; non esiste un IO protagonista in attesa di salvezza; non esiste neppure Dio là dove vi è la fonte del nahaul poiché anche Dio è “tonal”; cioè costruzione umana.

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Una visione molto simile è quella di Thelema che è definita da Crowley “ateismo spirituale”. Aleister Crowley indica nella capacità di percepire e interagire in modo fruttuoso con le immagini “astrali”  un elemento di assoluta importanza nel cammino magico. In effetti, non c’è troppa differenza fra l’Arte di Sognare di Castaneda e l’astrale così com’è insegnato da Aleister Crowley. Per quanto concerne il sogno, egli consiglia di annotare regolarmente il vissuto notturno su un libricino in modo da favorire il più possibile il ricordo delle immagini oniriche, ed agli apprendisti suggerisce una serie molto ampia di pratiche mirate ad ottenere una buona capacità di “visualizzazione”. Il sogno trova così, negli sviluppi esoterici – ermetici del Thelema, una dimensione di conciliazione fra la visione scientifica e quella tradizionale: il mondo onirico è un mezzo verso l’esplorazione della totalità del soggetto, il quale è riflesso del mondo e depositario intrinsecamente del senso della realtà.

 

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